Sviluppo, Pd: «La città non cresce, è amministrata con gli slogan da un sindaco ordinario»

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GROSSETO – «Caro sindaco, si sta ormai concludendo anche il terzo anno del suo mandato elettorale e osservando le condizioni in cui versa la nostra città, la considerazione più generosa che le si possa rivolgere è che lei è stato finora il sindaco più ordinario degli ultimi venti anni» a dirlo è Giuseppe Conti, segretario del circolo Pd di Gorarella in una lettera aperta indirizzata direttamente al sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

«Non me ne voglia – scrive Conti – ma, grazie ai suoi ripetitivi messaggi subliminali fatti di selfie, proclami, di inaugurazioni di semplici asfaltature e pulizia di tombini, resto ancor più convinto che nella attività di chi viene chiamato a gestire la cosa pubblica, la sostanza debba sempre prevalere sulla forma. Grave errore il suo, non aver tenuto conto che una città vive sopratutto di sostanza, quella sostanza che lei e la sua amministrazione è riuscita a trasformare in ordinarietà diffusa, con la quale avete gestito e amministrato Grosseto durante questi tre anni. E con l’ordinarietà non può esserci sviluppo, tantomeno cambiamento. Grosseto è una città amministrata, anche male, soltanto per sopravvivere, altro che cambiamenti epocali come da Lei annunciato. La sua è l’amministrazione dell’ordinarietà e spesso neanche svolta nel migliore dei modi. E’ l’amministrazione degli slogan e delle tante promesse elettorali ancora tutte da realizzare. E’ l’amministrazione dagli evidenti limiti, ormai riscontrabili in ogni attività svolta nonostante i goffi tentativi di nasconderli. Spazzare le vie cittadine, pulire i tombini, occuparsi delle buche stradali, della sicurezza sociale e sanitaria, sono tutti compiti ordinari che ogni Comune, grazie agli uffici preposti, potrebbe tranquillamente svolgere anche senza un Sindaco alla sua guida. Lei di questi interventi ordinari, ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, come fossero opere strategiche in grado di cambiare la città».

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«La città non si cambia – aggiunge il segretario – mantenendo puliti i tombini o eliminando le buche dalle strade o demolendo una fontana obsoleta, queste sono attività dovute ai cittadini di cui non si dovrebbe neanche parlare e sicuramente non sufficienti a giustificare il pagamento dello stipendio ad un sindaco e a tutta la sua giunta. Il valore aggiunto su cui poter e dover valutare l’operato di un sindaco e della sua amministrazione, risiede in quelle azioni straordinarie messe in campo, capaci di cambiare e migliorare veramente l’immagine e non solo, di una intera città. Come? Migliorandone i servizi ad esempio. Arricchendola culturalmente attraverso proposte ed iniziative in grado di contribuire allo sviluppo dell’economia locale e al rilancio sociale di tutto il territorio. Programmando la realizzazione di strutture ed infrastrutture di ogni genere, utili per il rilancio di tutte le attività produttive già presenti, incentivando al contempo la formazione di nuove dinamiche imprenditoriali. Puntando sulle vocazioni primarie del territorio e valorizzando le risorse storico-culturali, naturali e paesaggistiche presenti nel nostro Comune, che da sempre costituiscono patrimonio di indiscusso valore e per troppo tempo rimasto nel dimenticatoio».

«Ma cambiare in meglio una città è una cosa seria -sostiene Conti – servono idee ed una visione chiara di come si vuole che sia la Grosseto nei prossimi decenni e questo non può essere prerogativa di chi preferisce parlare di cosa non è stato fatto da “chi l’ha preceduto”, per esaltare le poche ed approssimative cose fatte durante la propria gestione. Da chi si mette le medaglie sul petto per avere pulito qualche tombino, ma ancora non ha idee sulla Grosseto del futuro e su come rilanciare, oggi, il ruolo della nostra città nel contesto regionale e nazionale. Da chi elogia se stesso per il taglio di alberi lungo le vie cittadine mentre tutti gli indicatori ci raccontano di una città in completa recessione e in balia di una profonda crisi economica e sociale. Visione futura, è proprio quella la grande assente in tutta la sua attività amministrativa. Signor sindaco, smetta quindi di impiegare energie nel proporre il suo slogan preferito, accusando noi del Pd “di non aver fatto niente negli ultimi dieci anni”, perché è palese ormai, che sia diventato per Lei ed i suoi Assessori un alibi ricorrente, a cui attingere per nascondere l’esiguità del proprio operato, distogliendo così l’attenzione dei cittadini da quella che è la vera realtà dei fatti. “Quelli che c’erano prima non lo avevano fatto”, tuonano in ogni dove i suoi amministratori».

«Ed in parte è anche vero signor sindaco – dice ancora l’esponente democratico – ma, per onestà intellettuale, ricordi ai cittadini che da quando è al governo della nostra città, ha utilizzato risorse e progetti già esistenti, frutto del lavoro di “quelli che c’erano prima di lei”, dimostrando così di essere un semplice assemblatore di idee altrui ma di non avere autonome capacità progettuali e quello che è peggio, una visione di insieme dello sviluppo socio-economico della nostra città».

«Un’ultima riflessione signor sindaco – conclude Conti – prima di lasciarla alla sua ordinaria attività di primo cittadino. Prenda finalmente atto che noi, non siamo “chi l’ha preceduto”, e adesso dovrà dimostrare veramente con i fatti se è in grado o meno di dare un futuro a Grosseto. Non è più tempo di alibi, scenda pure in campo con la sua squadra e le sue capacità, noi siamo qui pronti al confronto e scontro costruttivo e magari anche a sostenerla nelle scelte che vorrà prendere nell’esclusivo interesse dei cittadini. I circoli Pd cittadini hanno voltato pagina e le annunciamo che nei prossimi mesi presenteremo la nostra idea di città, di quella che dovrà essere la nuova dimensione economica, sociale e culturale della Grosseto dei prossimi decenni, e di quanto sia importante iniziare a programmare il cambiamento fin da subito tre idee, per tre progetti per una Grosseto diversa. I circoli Pd cittadini sono pronti a guardare al futuro per il bene della nostra città signor sindaco, e Lei?»

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